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Diritti| Elezioni e mamme: raccogliamo le idee con #mamme4election

Eccomi qui.

Sembrerebbe che il 10 marzo 2013 24-25 febbraio 2013 sarà una data di Election Day : Regioni e Nazionali insieme.

Working Mothers Italy si è sempre tenuta fuori dalla politica e continuerà a farlo.

Però, dopo tanti anni che ci parliamo tramite WMI, orgogliosamente (per la fiducia che riponete) ascolto i problemi, le difficoltà ed esperienze anche positive sulle quali mi rendete partecipe cercando di dare il mio e tanti altri contributi dove possibile…

Arriva poi il momento del guizzo (?) se così si puo’ definire.

Ma perchè prima di un appuntamento così importante non raccogliere le idee e tirarle fuori in termini di esigenze e proposte concrete per ottenere qualcosa dai candidati rispettivamente di Regioni e Nazionali? Read the rest of this entry →

Iniziative |L’Italia favorisce il family planning?

Recentemente alcune notizie hanno riportato l’Italia all’800: tornano i figli della ruota… una donna immigrata sviene in strada, nella borsa trovato un feto…in crescita le gravidanze di adolescenti… aumenta l’infertilità maschile e femminile dovuta a malattie trasmesse sessualmente in giovane età…

E nessun media che abbia posto l’accento sul fatto che nelle nostre scuole non esiste educazione sessuale e che adolescenti, giovani e donne immigrate non hanno accesso a informazioni e servizi per la contraccezione moderna.

Oggi, 11 luglio, è la Giornata mondiale della popolazione e si svolge a Londra il Summit sul Family Planning – organizzato dalla Bill and Melinda Gates Foundation e dal Dipartimento britannico per la cooperazione internazionale, DFID, con il sostegno tecnico del Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione, UNFPA – per lanciare un’iniziativa che renda disponibili per il 2020 servizi di contraccezione moderna a 120 milioni di donne nei paesi in via di sviluppo.

Sono la metà di tutte quelle donne che vorrebbero evitare o ritardare una gravidanza e non hanno accesso a servizi per la contraccezione.

Circa 800 donne muoiono ogni giorno per cause legate ad una gravidanza spesso indesiderata. Inoltre 1,8 miliardi di giovani stanno entrando nell’età riproduttiva, troppo spesso senza le conoscenze, le competenze ed i servizi di cui hanno bisogno per proteggersi da malattie sessualmente trasmissibili e gravidanze indesiderate.

Il governo italiano è assente dal Summit.


In questa occasione AIDOS, Associazione italiana donne per lo sviluppo, lancia la campagna “Paper Dolls” per far conoscere un metodo efficace di family planning: il preservativo femminile.


Si tratta di una campagna che riguarda i paesi meno avanzati ma che può essere utile anche nel nostro.

Il condom femminile esiste da oltre quindici anni ma è poco noto e di non facile reperibilità, anche a causa dell’elevato costo, che può arrivare anche a superare di 30 volte il prezzo di quello maschile. Eppure è un metodo di prevenzione largamente accettato tra uomini e donne e dove è stato possibile sperimentarlo la sua efficacia è garantita.

Il preservativo infatti fornisce una doppia protezione, contro gravidanze indesiderate e contro le malattie sessualmente trasmissibili. Ma il vantaggio più importante è il controllo che le donne possono avere sul proprio corpo e la propria sessualità. Rendendosi autonome da ogni negoziazione sull’uso della contraccezione le donne sono meno vulnerabili.

Anche Working Mothers Italy ha aderito alla Campagna Paper Dolls, come potete vedere nelle foto in “Girotondo“, vede protagonista Zawadi, una bambola di carta, il cui nome significa “dono” in Swahili, e i suoi tre amici, Juan, Aurora e Sookjay che stanno viaggiando in tutto il mondo e da oggi anche in Italia, per comunicare l’importanza del preservativo femminile.

Le persone possono scrivere il proprio messaggio sulla bambola di carta spiegando perché c’è bisogno di condom femminili e rinviarle a AIDOS.

Si tratta di una campagna che non dispone di mezzi finanziari e AIDOS fa affidamento sui media, sulle associazioni delle donne come WMI, le ONG, altre organizzazioni della società civile per raccogliere messaggi sulle bambole di carta e on-line. Questo progetto corale permetterà di costruire una lunga catena di bambole che verrà esposta in un evento finale in occasione della Giornata Mondiale contro l’Aids.

Le prime Paper dolls sono state inviate da AIDOS ai Ministri Riccardi, Fornero, Terzi, Balduzzi, Clini e ai segretari dei partiti.

Il programma per l’accesso universale al preservativo femminile (UAFC) è iniziato nel 2008 con lo scopo di rendere il condom per donne accessibile a tutte e tutti.

Il progetto nasce come risposta alle varie organizzazioni, presenti soprattutto nei paesi in via di sviluppo, che hanno denunciato un crescente bisogno di pianificazione familiare e prevenzione dell’Hiv/Aids e si prefigge tra gli scopi la diminuzione del numero di gravidanze indesiderate e dei casi di mortalità materna, la diminuzione del numero di malattie sessualmente trasmissibili, compreso l’Hiv/Aids e la promozione della parità di genere e l’empowerment delle donne.

Maria

Mamme nella Rete|Cosa chiederesti al Premier Monti?

Riportiamo con molto piacere l’iniziativa di Mamme nella Rete per coinvolgervi su proposte da inviare al Governo Monti per migliorare la condizione professionale delle mamme lavoratrici.

Spero raccoglierete l’invito all’iniziativa in partnership con WMI!

Eccola di seguito:

“In questo periodo, che dovrebbe essere di festa, molte famiglie hanno dovuto stringere la cinghia e risparmiare sui regali per i bambini e sui festeggiamenti per l’anno nuovo. Abbiamo visto in Tv le lavoratrici della OMSA, licenziate dopo due anni di lotte, con un telegramma inviato la sera prima di capodanno; abbiamo sentito di padri di famiglia che protestavano per non perdere il lavoro sui tetti di Roma; abbiamo ascoltato, a reti unificate, i nostri governanti chiederci sacrifici, pazienza e coraggio, per riempire le casse di uno stato che da anni sembra non far nulla per salvare le casse delle famiglie.

Non per ultimo l’Istat ha reso pubblici, il 28 dicembre, i dati della Ricerca sulla prospettiva demografica, secondo i quali,  fra 50 anni ci saranno 6 anziani ogni 10 persone attive, numeri simbolo di un paese in cui non si fanno più figli.

Ma perché la nostra è una nazione in cui no si crede nel futuro? Di chi è la responsabilità e cosa si può realmente fare?

Sempre più difficile è la condizione delle donne, licenziate per prime, costrette a firmare dimissioni in bianco alla stipula del contratto di assunzione, nel caso rimangano incinta, che lasciano spesso il lavoro, una volta diventate mamme, perché non sanno a chi lasciare i figli o perché non hanno i soldi per pagare gli asili nido. Sempre secondo l’Istat, infatti, quattro donne su dieci interrompono il lavoro per prendersi cura dei figli.

Il dato è contenuto nel Rapporto sulla oscillazione tra lavoro e famiglia, in cui 702 mila occupate con figli minori di 8 anni, dichiarano di aver interrotto l’attività lavorativa per almeno un mese dopo la nascita del figlio più piccolo (il 37,5% del totale delle madri occupate). Uno squilibrio che incide sul livello dell’occupazione femminile e costituisce un caso particolare della più generale tendenza a far gravare sulle donne la responsabilità della cura dei figli. Tra le madri che hanno fra i 25-54 anni, la quota di occupate è infatti pari solo al 55,5%, contro il 90,6% dei padri.

Secondo l’Istat, l’ostacolo per il lavoro a tempo pieno di 204 mila donne occupate part time (il 14,3%) e per l’ingresso nel mercato del lavoro di 489 mila donne non occupate (l’11,6%), sarebbe la mancanza di servizi di supporto nelle attività di assistenza.

Questi dati, quelli relativi all’anzianità, la crisi economica e le questioni legate al lavoro delle donne sono fattori strettamente legati fra se e che incidono profondamente sulle difficoltà dell’Italia. In un paese in recessione e con criticità finanziare da anni, per una famiglia è necessario che lavorino due persone, ma se lo stato non offre aiuti per favorire l’assistenza gratuita o a basso costo per i figli piccoli, la mamma sarà costretta a rinunciare parzialmente o totalmente al lavoro, ritrovandosi così in situazione di ristrettezza economica che si rifletterà su tutto il nucleo famigliare. Al contrario, molte delle donne che decidono di dedicarsi alla carriera si trovano costrette a rinunciare alla famiglia.

È così che il nostro paese invecchia e si impoverisce sempre più! La condizione delle donne, delle lavoratrici e delle mamme lavoratrici è per questo, a nostro avviso, centrale per la risoluzione della decadenza generale che coinvolge tutti gli aspetti della nostra società.

In una recente intervista a un quotidiano nazionale, Maria Cecilia Guerra, sottosegretario al Welfare, ha dichiarato:

« l’Italia ha il primato della povertà dei minori. Quello dell’uomo che porta il reddito è un modello che non regge più, per motivi economici e per motivi culturali. Si deve rendere possibile alle persone, donne e uomini, di lavorare, di riprodursi, di prendersi cura degli anziani e dei bambini (…) bisogna agire in due direzioni: i servizi, la cui mancanza è un ostacolo per il lavoro a tempo pieno delle donne, e l’organizzazione dei tempi di lavoro. Sotto questo aspetto si tratta di una evoluzione culturale, bisognerebbe recuperare flessibilità negli orari, poter uscire prima e entrare dopo a lavoro, recuperare le ore perse in un altro giorno e così via. Anche in un periodo di scarse risorse economiche sarebbe utile coinvolgere e sensibilizzare le imprese...».

E ora chiediamo a voi mamme lavoratrici, mamme che avete rinunciato al lavoro: che cosa può e deve fare il governo Monti per lo sviluppo e il supporto alle famiglie? Inviateci la vostra proposta!

Lasciaci le tue idee, le tue proposte

Aspettiamo i vostri feedback!


Maria Cimarelli