Idee per le mamme: incontriamo l’Associazione A.Ge. di Striano


Working Mothers Italy
in collaborazione con Idee per le Mamme di Dash vuole dare voce ad alcune delle associazioni che hanno ricevuto il sostegno e contributo economico attraverso l’iniziativa sociale “Idee per le mamme – Per un Paese a misura di famiglia”.

Tramite questa iniziativa sono state finanziate e data visibilità a entità e associazioni no profit attive nel sostegno alla genitorialità e alla maternità in gran parte costituite proprio da mamme come noi.

Dopo l’associazione Genitori Calamida Mereu intervistiamo l’associazione A.Ge di Striano.


Sig.a Sanzone, ci parli dell’associazione, dei principali obiettivi ed i suoi numeri.

L’associazione A.Ge di Striano nasce dall’esigenza dei genitori Strianesi di avere un’associazione che porti in modo incisivo e dinamico la propria presenza sul territorio, affiancando gli enti che entrano a far parte del processo educativo dei propri figli quali la Scuola, l’Ente comunale e tutte le altre agenzie preposte a tale compito.

Siamo circa 60 associati ma spesso sono molto attivi altri volontari che non sono iscritti poiché per le nostre attività e le nostre iniziative non precludiamo la partecipazione a nessuno.

Come e’ nata l’idea del progetto finanziato?in cosa consiste?

Il progetto finanziato è nato dall’esperienza di alcune mamme che in associazione hanno raccontato dei disagi e delle ansie loro e dei propri figli, allor quando, in prima persona, hanno vissuto l’esperienza dell’ospedalizzazione sia per breve sia per lungo periodo.

In realtà già da qualche anno stiamo portando avanti un progetto di lettura con e per le mamme. Allora è venuta l’idea di adattare il progetto su citato a una situazione quella quale di un bambino e della sua mamma (per cultura solitamente in ospedale troviamo la donna) in ospedale.

La parola, che sia nei vari credi o nella politica, ha un potere “magico” sulle persone.

Figuriamoci cosa accade se queste parole diano vita a una fiaba e sono raccontate con amore ai bambini.

Abbiamo avuto modo di sperimentare non solo attraverso le testimonianze di illustri studiosi ma anche attraverso l’esperienza diretta che la lettura aiuta non solo l’arricchimento del linguaggio ma trasforma i propri disagi in “cose” da confrontare con altre esperienze.

La lettura non solo è importante nello sviluppo delle sinapsi (come ormai da qualche tempo è avvalorato dalle neuroscienze), ma aiuta il bambino in una crescita emotivo-relazionale che con il coinvolgimento dei genitori lo porterà quasi sicuramente a divenire un adulto senza psicosi, preparato alle difficoltà e al contempo più positivo verso la vita, consapevole di se stesso ma anche partecipe dell’ “essere” degli altri.

Come vi arrivata la notizia del progetto di ‘Idee per le mamme’ lanciato da Dash?

Abbiamo saputo del progetto dalla referente regionale che l’ha segnalato.

Chi beneficerà del progetto?

Il progetto è rivolto contemporaneamente ai bambini ospedalizzati e alle loro mamme che molto spesso sono risultate partecipative e felici di questa esperienza anche più dei loro figli.

I benefici di questa esperienza per le mamme?

Ebbene oltre a dare loro la possibilità di distrarre la mente dall’ospedalizzazione del proprio figlio e di tutto quello che ciò concerne (altri bambini a casa, marito, genitori anziani ecc.) diamo loro un duplice aiuto.

Prima di tutto scoprire o approfondire quanto è importante dedicare ai propri figli qualche minuto al giorno con la lettura di una favola o di un buon libro a secondo dell’età, ma anche la possibilità di confrontarsi con altre mamme, altre esperienze che aiutano sicuramente a non sentirsi sole e ad aprire la mente ad altri orizzonti.

L’iniziativa oltre al finanziamento vi ha portato benefici in termini di visibilità?

Sì, effettivamente abbiamo usufruito di visibilità indiretta, in quanto il primario del reparto pediatrico, Dottor Montinaro, ha realizzato una presentazione delle attività che si sarebbero svolte durante l’anno in ospedale e un report finale, alla quale hanno partecipato personalità del mondo della politica e della sanità a vario titolo e nell’occasione c’era qualche giornalista e canali televisivi.

Far conoscere le proprie iniziative all’esterno non è sempre semplice per un’associazione, come procedete nella maggior parte delle volte?

Questo è un tasto dolente, in quanto in questi quattro anni di attività siamo stati impegnati a fare in modo che quello che man mano realizzavamo fosse fatto bene, pensando che ciò bastasse (l’intento era far crescere la nostra piccola comunità al meglio con vari supporti).

Ma poi abbiamo dovuto prendere atto che questa mancanza di comunicazione con i media è stata deleteria e frenante per una crescita in termini numerici ma anche di possibilità di accreditamento per eventuali finanziamenti. In effetti, questo è ciò che duole maggiormente, in quanto ci siamo rivolti sempre a piccoli imprenditori locali per far sostenere le nostre iniziative (soprattutto quella estiva che è la più dispendiosa) con il risultato che, giustamente, ora non possono far fronte alle nostre richieste e ci troviamo a non poter realizzare alcuni percorsi che dovrebbero essere continuativi come “la scuola genitori” (una sorta di accompagnamento per i genitori lungo il cammino della crescita psicologica- emotiva-relazionale dei propri figli) in ottemperanza del nostro motto che “genitori non si nasce ma lo si diventa con il divenire dei figli”.

Le vostre iniziative danno opportunità di impiego femminile?

Solitamente non abbiamo fondi a sufficienza per poter pagare personale esterno e chiediamo sempre un aiuto volontario. Ma qualora avessimo i fondi necessari, potremmo sicuramente occupare un minimo di manodopera femminile (spesso accogliamo minori che hanno bisogno di attenzioni; durante i laboratori estivi le pulizie e la cura delle suppellettili le svolgiamo noi o paghiamo di tasca nostra per farci dare una mano).

Le vostre iniziative danno opportunità alle mamme che vorrebbero mettersi in proprio, in che modo?

Sì. Ci sono state delle mamme che proprio grazie alla nostra esperienza in comune si sono messe in proprio per svolgere attività di animazione, d’insegnante di ricamo e di ceramica ecc. . L’associazione laddove è stato chiesto ha fornito suggerimenti, notizie sulla parte burocratica e legislativa (naturalmente chiedendo a nostra volta a persone qualificate).

I vostri progetti offrono spazi di conciliazione lavoro-famiglia?

Sì, in effetti, il nostro progetto estivo per esempio, era nato proprio per dare ai bambini, di mamme che magari lavorano proprio in estate, un luogo idoneo ad accoglierli con attività di socializzazione e gioco (senza prescindere da basi pedagogiche.) Ma, in una sorta di mutuo aiuto, anche durante l’anno tra noi associati intercorre spesso questo sostenersi vicendevolmente nei momenti di necessità lavorativa in modi e tempi scelti di volta in volta.

Le vostre iniziative sostengono famiglie in situazioni particolari?

In effetti c’è capitato spesso di sostenere famiglie in difficoltà soprattutto economiche autotassandoci o, nei casi più gravi come per alcuni bambini con malattie circa gravi, costretti a lunghi periodo di degenza ospedaliera spesso anche fuori Campania, cercando anche altre forme di sostegno. Da qualche anno stiamo sostenendo anche dei bambini alla scuola dell’infanzia che non avrebbero potuto usufruire della mensa, perché i propri genitori non sono in grado di pagare la retta e l’ente comunale (anche attraverso i servizi sociali) non se n’è fatto carico. Quest’anno, per la crisi, i bambini sono diventati sei (tra stranieri e non).

Se poteste chiedere all’attuale governo l’introduzione di una nuova legge o iniziativa di sostegno, cosa proporreste?

Le cose da chiedere sono davvero tante (una tra tutte, com’è ovvio, il lavoro che “non solo nobilita l’uomo”, ma lo fa mangiare, mandare i figli a scuola e soprattutto avere meno ansie per il futuro.)

Poi, fatto un “mea culpa” per aver lasciato che la situazione degenerasse sin a tal punto in un immobilismo e attendismo non meno colpevole di chi ha dissestato la nostra nazione, pur comprendendo che bisogna “far cassa” per risanare le finanze e che non sempre si può colpire solo i ”ricchi” (ma non sarebbe così scandaloso se si eliminassero un po’ di privilegi da signorotti medioevali più che da dirigenti politici o economici di una società democratica e unitaria), chiederemmo all’attuale governo, nonché alle forze politiche, di non imporre sacrifici così evidenti e iniqui alle classi già disagiate. Inoltre chiederemmo di prestare maggiore attenzione al terzo settore e, con i dovuti controlli e distingui, fare investimenti mirati non di assistenzialismo (il male che ha corroso la moralità di molti) ma facendo scendere in campo professionalità e voglia di fare. Il leitmotiv dovrebbe essere che se la base di un paese vive e non sopravvive sicuramente la crescita sarebbe complessiva nelle pur normali differenze. Questa situazione d’indigenza diffusa non porterà al risanamento morale e alla scomparsa della corruzione in quanto, lasciateci passare questa frase, “chi sta affogando si appiglia a qualsiasi cosa che gli capita a tiro”.

Un occhio particolare, inoltre, dovrebbe essere per le famiglie meno acculturate (che nonostante siamo nel 2012 al sud non sono poche), meno strutturate economicamente a supportare la crescita sociale (con lo stesso diritto allo studio e alle opportunità di stage e conoscenze) dei propri figli. Ci fermiamo anche se potremmo ancora “chiedere” altro.

Grazie alla sig.a Sanzone, Presidente dell’Assoc. A.Ge. per la disponibilità!

Maria Cimarelli

Working Mothers Italy



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